#anima

~ I LACCI SI SCIOLGONO IN POESIA ~

Postato il Aggiornato il

 

Devo porgere le mie più umili scuse al mio blog, al mio cassetto virtuale.

Ieri ho realizzato che non gli ho più portato rispetto. E di rispetto anche per me ultimamente ne ho avuto molto poco. Mi sono lasciata travolgere dalle passioni personali, in tutti i sensi.

Se Maria Lai nella sua visione del mondo, ne ricuciva i fili scuciti, io dai fili o meglio ancora, dai lacci mi sento incatenata.

IMG_0604
Maria Lai, artista sarda

Le nostre prospettive sono assolutamente diverse e di segno inverso.

Entrambe ci muoviamo da un’anima isolana seguendo due istinti opposti.

Lei nella gioia della sua forza centripeta raccoglie i pezzi del mondo nell’immenso abbraccio dell’universo. La mia è una forza divincolatrice e sconfitta anche quando vince.

Perché mi insoddisfa anche vincere.

Lei è fuori dai fili, io sono esattamente in mezzo.

IMG_0608

A me, incoerenza emotiva nel suo stato extravergine, i pezzi del mondo stanno bene dove sono.

Nella mia visione del cosmo prevale la libertà del singolo, che nel suo progetto di self-transformation*, interagisce con le altre palle sul tavolo da gioco di un biliardo umano e facendo buca soccombe.

Lacci dentro, lacci fuori, lacci attorno. Elastici e collosi. Umani e mentali. Venosi e serpeggianti.

Nella poesia i miei lacci si stendono, uno ad uno, solo per pochi istanti.

Per questo alla poesia ritorno ogni volta che ho bisogno di riprendere fiato.

* “I’m only interested in people engaged in a project of self-transformation”, Susan Sontag 1974. È una frase che mi si cuce addosso come la pelle. Ne riparlerò.

 

 

 

 

Annunci

Un battito di ciglia 

Postato il Aggiornato il

Ti ho sognato anche stanotte, come tutte le notti. E come tutte le mattine sei stato il motivo che ha acceso la mia mente e spalancato i miei occhi. Dipingo il mio viso con un pennello dalle setole consumate, spazzolo i capelli spenti e sbuffo del muschio bianco sul collo. Così anche oggi ho fatto del mio meglio davanti allo specchio. Sono una donna pesante, ho fumato una vita e la mia pelle ne paga le conseguenze. Io una vecchia locomotiva che segue ogni dì la sua via, affannata sui miei passi e anelando ad un solo attimo di attenzione.
Oggi sono in anticipo, ma non è fondamentale il punto esatto, il dove e quando. Ciò che conta è il fatto che attendo il godimento della tua immagine ogni mattina. Una condanna, la mia. 
Dileguata si è la mia gioventù inseguendo l’impossibilità del possesso come del più timido contatto fisico.
Aspetta, ti sento. 
Ondeggio lievemente e poi il tuo moto scUOtelamiapelleimieimuscolidacciaiolemieossa.
Passato.
Mi investe così quotidianamente la tua essenza in un solo violento e fugace istante, il tempo di un convulso battito di ciglia. 
L’attesa che ci divide alimenta la mia ossessione e insaziabile è la voglia di te. 
Socchiudo gli occhi in un pianto volato al vento.
A domani, mia maledetta gioia.

Questo brevissimo racconto nasce da un’iniziativa di Scrivere Creativo. Si doveva immaginare di essere un treno, che percorre sempre la stessa tratta e che incrocia ogni giorno un altro treno, sognando un amore irrealizzabile. 

Unico grande limite: mai usare la lettera R!

Ne è nata una lunga poesia in forma di brevissimo racconto. Poco più o poco meno di un ibrido.

Dipinto di Tito Fornasiero.

~ Eclissi ~

Postato il Aggiornato il

image

Sarò per te una Donna,
scaldata da un foulard nero
sulle mie spalle nude.
Sarò per te il mistero
della Sensualità,
un profilo d’ombra su un sole
d’ambra e caramello.
Sarò la mia amara Solitudine
tesa tra due sguardi,
inerme e sospesa.

Sarò l’abdicata Anelazione
del privilegio
di poterti sfiorare
almeno una volta.
Sarò Immobile Desiderio
del tuo volto,
sublime concessione
dopo indolenti peregrinazioni
attorno alle mie
tediose orbite.

Sarò narcisa Superbia,
di poter essere immensa
perché per te divengo tale.

Sarò per te l’Illusione
di vivere distanti
ma in un corpo solo.

Surreal~Mente Disgregata

Postato il

Liberamente ispirato dal dipinto “The City is Landing” di Jacek Yerka

e da un’iniziativa di Scrivere Creativo.

image

” Gear, down and green”

” Speedbrake, armed ”

” Flaps, green”

Mi sincero di aver assunto la corretta configurazione di atterraggio recitando punto per punto la mia landing check list, quando odo una voce distorta dalle mie cuffie:
” Personal city, New Dimension, cleared to land”.
Ricevuta l’autorizzazione all’atterraggio dalla torre di controllo della mia Nuova Dimensione, mi concentro per completare con massima attenzione le mie manovre.
L’impatto è violento e sobbalzo più volte. Al terzo drastico rimbalzo le mie ginocchia cedono e rinuncio mio malgrado alla presa della cloche. Mi aggrappo alle sottili colonne del chiostro dell’abbazia della mia Lealtà, accecata da polvere e detriti. Il mio viso e’ investito da una raffica di pietre e schegge causate dall’urto. Lo stridore di una lunga frenata sulla terra arresta definitivamente la mia corsa di decelerazione. Mi sollevo dandomi colpetti decisi sulle gambe per sbarazzarmi dei residui.
L’onirica migrazione dal mio vecchio IO verso un’alternativa e surreale visione del legame con l’Altro per mezzo di inconsce associazioni edili e paesaggistiche si prospettava come un’ardua missione.
Barcollando percorro a piedi nudi il tratto che mi separa dal ponte levatoio. Ancora scossa per il traumatico atterraggio, mi guardo attorno con occhi spalancati e fiato corto. Faccio l’appello per verificare che il mio equipaggio, la Moltitudine-di-Me, sia illeso e interamente presente. È in quel frangente che osservo sgomenta librarsi nell’aria parti disgregate del mio IO. Tetti, finestre e costruzioni divengono al mio sguardo sempre più piccoli perdendosi in una spirale di infinite capriole.
“Non intendiamo assistere a questa infamante trasformazione” – urlano le finestre della mia Falsità abbandonando la mia impresa di rinascita.
“Vedremo se sarai mai capace di affrontare le sfide con l’Altro senza di noi!” – giunge l’eco delle roteanti tegole dei tetti dei palazzi della mia Superbia, del mio Egoismo e della mia Disonestà.
“E come pensi di poter alimentare il tuo operato senza di me? Non osare venirmi a cercare, ti sbarrerò ogni entrata!” – minaccia vendetta la torre della mia Invidia, sfaldandosi ad ogni volteggio in centinaia di coriandoli rossi di pietra.
” Non desidero più contrappormi all’Altro servendomi del vostro aiuto” – dissi -” Non voglio più sfidare, non voglio più competere ingiustamente. In questa Nuova Dimensione sono pronta a rinascere, a riscrivere il codice del mio IO scardinato e a fare a meno delle strutture più rancide e fatiscenti che in me albergavano” – affermo con determinazione.
Respiro profondamente adesso e il mio volto è sereno e fiero. Le mie mura, fortificazioni di solida Coerenza, hanno resistito a questa fuga, nonostante i contraccolpi. La scalinata della mia Onestà e la fontana del mio Orgoglio sono intatte.
Ancora qualche passo verso l’esterno e scorgo dinanzi a me corsi d’acqua cristallina che innaffiano il mio subconscio e rigogliosa vegetazione che ossigena la mia Speranza.
Un nuovo cammino mi aspetta.

” Grazie signora, bene così. Le lascio qualche minuto per riprendersi. Sono molto soddisfatto, il nostro percorso di ipnositerapia sembra portare degli ottimi risultati per la risoluzione delle sue nevrosi ossessive. Fisseremo il prossimo appuntamento per fine mese, quando rientrerò dal congresso in Canada” – mi disse lo psicoterapeuta al termine della seduta.
” D’accordo dottore, parlo direttamente con la sua segretaria”.
Mi alzai lentamente dal lettino, riposi uno ad uno nella mia borsa gli occhiali, il fazzoletto stropicciato e il mio IO scomposto.

Sorrisi e mi congedai.

Il fragore di un istante

Postato il Aggiornato il

Godo degli squarci

degli strappi

dei brandelli.

Adoro i bicchieri esplosi

i frantumi omnidirezionali.

Il fragore di un istante.

image