Racconti

Un battito di ciglia 

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Ti ho sognato anche stanotte, come tutte le notti. E come tutte le mattine sei stato il motivo che ha acceso la mia mente e spalancato i miei occhi. Dipingo il mio viso con un pennello dalle setole consumate, spazzolo i capelli spenti e sbuffo del muschio bianco sul collo. Così anche oggi ho fatto del mio meglio davanti allo specchio. Sono una donna pesante, ho fumato una vita e la mia pelle ne paga le conseguenze. Io una vecchia locomotiva che segue ogni dì la sua via, affannata sui miei passi e anelando ad un solo attimo di attenzione.
Oggi sono in anticipo, ma non è fondamentale il punto esatto, il dove e quando. Ciò che conta è il fatto che attendo il godimento della tua immagine ogni mattina. Una condanna, la mia. 
Dileguata si è la mia gioventù inseguendo l’impossibilità del possesso come del più timido contatto fisico.
Aspetta, ti sento. 
Ondeggio lievemente e poi il tuo moto scUOtelamiapelleimieimuscolidacciaiolemieossa.
Passato.
Mi investe così quotidianamente la tua essenza in un solo violento e fugace istante, il tempo di un convulso battito di ciglia. 
L’attesa che ci divide alimenta la mia ossessione e insaziabile è la voglia di te. 
Socchiudo gli occhi in un pianto volato al vento.
A domani, mia maledetta gioia.

Questo brevissimo racconto nasce da un’iniziativa di Scrivere Creativo. Si doveva immaginare di essere un treno, che percorre sempre la stessa tratta e che incrocia ogni giorno un altro treno, sognando un amore irrealizzabile. 

Unico grande limite: mai usare la lettera R!

Ne è nata una lunga poesia in forma di brevissimo racconto. Poco più o poco meno di un ibrido.

Dipinto di Tito Fornasiero.

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Anche i calzini si lasciano

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 Gggesù ma ddove sarà mai…
Non un po’ d’aria, non un po’ di luce… una lampadina interna, una lucina, una lucciola magari! Uffff…ufff…Maronn’…!!
Scusate, mortificato sono, con permesso mi presento. Cosa potrebbero mai dire i cristiani che mi sentono sbraitare così, che maleducato!
Molto lieto, Santino, autoreggente in pizzo, taglia M, nato a Nizza. Ma mica quella francese, no! La ridente Nizza di Sicilia, provincia di Messina. Smerlettato sopra sono, perché mi piacciono le pieghe spettinate da quando ero ragazzo. Laureato in Seduzione, master in Incontri Extra-coniugali e fidanzato.
O meglio momentaneamente, non per scelta, single.
Da ben quattro giorni nuoto in un mare di nero avvolto e travolto da cenci proibiti e scivolosi.
Lei, la Signora, porta solo seta e pizzo, esce e riesce in una inarrestabile sequenza doccia-lavoro-parrucchiere-aperitivo-cena-dopocena e magarichissà.
Lei, la Signora, questo cassetto lo apre solo il sabato pomeriggio, come oggi, quando si acchitta  per le serate da numero! L e i!
Ah, se questi perizomi e queste guêpière potessero parlare!
L’altro giorno lo stordito uomo delle pulizie, mi pare si chiami Alberto, peruviano o messicano…? Vabbè, i tratti quelli sono. Insomma, questo qui nel riassettare la biancheria mi ha strappato al mio compagno, Gianni, che è stato invece portato a casa nostra, insieme agli altri, nel terzo cassetto, quello dei calzini. Povero Gianni!! Chissà quanto soffre!
Io e Gianni ci siamo conosciuti in boutique, si perché a noi di puro pizzo, mica ci vendono nei negozi borghesi, nè!
Il nostro fu amore a prima vista e da allora sempre appaiati, indossati per serate molto glam o in ammollo in bacinella.Voi andate alle terme? Noi in bacinella, con l’ammorbidente alla vaniglia nera, che goduria!
 Il mio Gianni è un pò freddino, si vede che ha un altro carattere, molto meno sanguigno e affettuoso del mio. Io ho bisogno di baci, di contatto, di abbracci focosi e di effusioni.
Lui tira un po’ le labbra e si guarda attorno, come se dovessimo ancora preoccuparci degli sguardi bigotti e indiscreti…per carità! In realtà non stiamo insieme da moltissimo, era la collezione autunno-inverno 2014 e adesso che siamo in primavera, gli ho detto che entro agosto voglio conoscere sua madre. Eh si, mica possiamo sederci a tavola a Natale senza esserci nemmeno conosciuti!
Uhhh, finalmente arriva una ventata d’aria! Ma che mano aggressiva, Signora! Eccola sta per prepararsi e ci centrifuga tutti con il suo solito tocco raffinato. Pure fatto male mi sono e che nausea dopo tutto questo rivoltamento.
Ma cos’è…Un biglietto…Arriva dal cassetto sopra, ma chi… Cosa?!?

” Ciao Santino, è da qualche giorno che cerco il modo più indolore per spiegarti.
So che non apprezzerai questa modalità, che mi accuserai ancora una volta di essere gelido e spietato, ma preferirei evitare le tue solite piazzate davanti a tutta la biancheria.
Ultimamente mi sono sentito soffocare, avevo bisogno dei miei spazi, di riscoprirmi e di essere compreso, anziché essere assalito dai tuoi eccessi. Sarò franco e alla tua domanda, se te lo stai chiedendo, rispondo sì. Da circa un mese mi vedo con Valerio, il fantasmino color carne. Non posso dirmi innamorato, ma voglio conoscerlo meglio. Spero accoglierai con dignità e maturità questa mia scelta e che accetterai la mia amicizia. Con affetto, Gianni.”

( Un urlo straziante e molteplici imprecazioni doverose di traduzione simultanea seguirono alla lettura di questa nota di addio ).

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La breve storia racconta il frammento di una relazione tra calzini. Anche i calzini, come gli etero, come gli omosessuali, come tutti, a volte si lasciano e non sempre è una casualità.

Surreal~Mente Disgregata

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Liberamente ispirato dal dipinto “The City is Landing” di Jacek Yerka

e da un’iniziativa di Scrivere Creativo.

image

” Gear, down and green”

” Speedbrake, armed ”

” Flaps, green”

Mi sincero di aver assunto la corretta configurazione di atterraggio recitando punto per punto la mia landing check list, quando odo una voce distorta dalle mie cuffie:
” Personal city, New Dimension, cleared to land”.
Ricevuta l’autorizzazione all’atterraggio dalla torre di controllo della mia Nuova Dimensione, mi concentro per completare con massima attenzione le mie manovre.
L’impatto è violento e sobbalzo più volte. Al terzo drastico rimbalzo le mie ginocchia cedono e rinuncio mio malgrado alla presa della cloche. Mi aggrappo alle sottili colonne del chiostro dell’abbazia della mia Lealtà, accecata da polvere e detriti. Il mio viso e’ investito da una raffica di pietre e schegge causate dall’urto. Lo stridore di una lunga frenata sulla terra arresta definitivamente la mia corsa di decelerazione. Mi sollevo dandomi colpetti decisi sulle gambe per sbarazzarmi dei residui.
L’onirica migrazione dal mio vecchio IO verso un’alternativa e surreale visione del legame con l’Altro per mezzo di inconsce associazioni edili e paesaggistiche si prospettava come un’ardua missione.
Barcollando percorro a piedi nudi il tratto che mi separa dal ponte levatoio. Ancora scossa per il traumatico atterraggio, mi guardo attorno con occhi spalancati e fiato corto. Faccio l’appello per verificare che il mio equipaggio, la Moltitudine-di-Me, sia illeso e interamente presente. È in quel frangente che osservo sgomenta librarsi nell’aria parti disgregate del mio IO. Tetti, finestre e costruzioni divengono al mio sguardo sempre più piccoli perdendosi in una spirale di infinite capriole.
“Non intendiamo assistere a questa infamante trasformazione” – urlano le finestre della mia Falsità abbandonando la mia impresa di rinascita.
“Vedremo se sarai mai capace di affrontare le sfide con l’Altro senza di noi!” – giunge l’eco delle roteanti tegole dei tetti dei palazzi della mia Superbia, del mio Egoismo e della mia Disonestà.
“E come pensi di poter alimentare il tuo operato senza di me? Non osare venirmi a cercare, ti sbarrerò ogni entrata!” – minaccia vendetta la torre della mia Invidia, sfaldandosi ad ogni volteggio in centinaia di coriandoli rossi di pietra.
” Non desidero più contrappormi all’Altro servendomi del vostro aiuto” – dissi -” Non voglio più sfidare, non voglio più competere ingiustamente. In questa Nuova Dimensione sono pronta a rinascere, a riscrivere il codice del mio IO scardinato e a fare a meno delle strutture più rancide e fatiscenti che in me albergavano” – affermo con determinazione.
Respiro profondamente adesso e il mio volto è sereno e fiero. Le mie mura, fortificazioni di solida Coerenza, hanno resistito a questa fuga, nonostante i contraccolpi. La scalinata della mia Onestà e la fontana del mio Orgoglio sono intatte.
Ancora qualche passo verso l’esterno e scorgo dinanzi a me corsi d’acqua cristallina che innaffiano il mio subconscio e rigogliosa vegetazione che ossigena la mia Speranza.
Un nuovo cammino mi aspetta.

” Grazie signora, bene così. Le lascio qualche minuto per riprendersi. Sono molto soddisfatto, il nostro percorso di ipnositerapia sembra portare degli ottimi risultati per la risoluzione delle sue nevrosi ossessive. Fisseremo il prossimo appuntamento per fine mese, quando rientrerò dal congresso in Canada” – mi disse lo psicoterapeuta al termine della seduta.
” D’accordo dottore, parlo direttamente con la sua segretaria”.
Mi alzai lentamente dal lettino, riposi uno ad uno nella mia borsa gli occhiali, il fazzoletto stropicciato e il mio IO scomposto.

Sorrisi e mi congedai.